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La struttura di legno del futuro si chiama Tre3

11.10.2016

Si chiama TRE3 il progetto co-finanziato dalla Fondazione Caritro con il Bando ricerca e sviluppo economico 2016 e condotto dall’Ivalsa-Cnr insieme all’azienda trentina X-Lam Dolomiti con l’obiettivo di sviluppare un nuovo prodotto costruttivo a moduli in grado di superare i limiti dei sistemi pre-assemblati attualmente in commercio e utilizzati per realizzare strutture di emergenza o temporanee. “Il prodotto che intendiamo realizzare grazie a questo progetto consiste in un modulo-parete di legno che unisce la tecnologia a pannelli massicci (X-Lam) e quella a telaio leggero (LTF), un sistema finora mai affrontato dalla letteratura scientifica del settore”, spiega Andrea Polastri, ricercatore dell’Ivalsa-Cnr e responsabile scientifico di TRE3. La leggerezza e la versatilità di questo prodotto, insieme all’utilizzo di un nuovo sistema di connessione metallica che permette di assemblare gli elementi in legno mediante semplice bullonatura, consentirà di aggirare le principali criticità delle strutture riprodotte in serie e impiegate per emergenze (disaster-resilience) o a fini logistici in manifestazioni e fiere. “I problemi legati a questo tipo di strutture riguardano la difficoltà di trasporto e movimentazione, da una parte, e il processo di smontaggio e riutilizzo, dall’altra”, continua il ricercatore. “Il nostro progetto nasce da qui e ha l’ambizione di allontanarsi dalle tipologie costruttive tradizionali proponendo sul mercato una nuova soluzione abitativa e logistica”.
La parete TRE3 è costituita da un modulo intelaiato le cui componenti sono realizzate con elementi in X-Lam. Leggerezza e prefabbricabilità del telaio si uniscono così alle elevate prestazioni meccaniche del pannello X-Lam. “Il principale punto di forza di tale prodotto è dato dalla modularità del sistema 2D (gli elementi base del pannello vengono trasportati separatamente e assemblati in situ), che consente notevoli vantaggi in termini di trasporto, movimentazione e assemblaggio rispetto ai modelli 3D in commercio, e dal sistema di connessione che ottimizza il processo di lavorazione, garantendo un rapido smontaggio e riutilizzo delle strutture. Un metodo che favorisce un vero e proprio processo di autocostruzione del modulo e l’impiego di manodopera non specializzata”, continua Polastri. “Inoltre, in un’ottica di piena sostenibilità, vi è la possibilità di realizzare i singoli elementi base riutilizzando gli sfridi legnosi della produzione di pannello X-Lam, evitandone così lo smaltimento”.
Oltre all’Ivalsa-Cnr e l’azienda X-Lam Dolomiti, nel progetto, che si concluderà nel 2018, sono coinvolti, la Lund University, Fraunhofer Italia e l’azienda  altoatesina Rothoblaas . Dalle diverse fasi sperimentali si passerà alla realizzazione di un prototipo in scala reale e quindi di un sistema ottimizzato “pronto all’uso”.
“Un’altra applicazione interessante del modulo TRE3 è quella della sopraelevazione”, conclude il ricercatore. “Il sistema TRE3 consentirà di sopraelevare un edificio in tempi rapidissimi, senza eccessivi disagi per gli inquilini. Un valore aggiunto che farà la differenza nel settore del recupero del patrimonio edilizio esistente mediante soluzioni costruttive a zero consumo di suolo”.

Contatto

Andrea Polastri

 
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