di Ario Ceccotti
La consapevolezza che i terremoti non sono prevedibili - né il giorno né l’ora - non ci getterebbe nell’angoscia se avessimo la consapevolezza che la casa in cui viviamo, qualunque sia il peggior terremoto che possa capitare, resisterebbe bene e addirittura resterebbe agibile anche per tutte le scosse di assestamento successive. In altre parole, se sapessimo che la miglior cosa da fare in caso di una scossa fosse quella di restare in casa (dando per scontato che tutti i mobili siano stati ben fissati ai muri)!
Con le conoscenze acquisite dalla moderna ingegneria civile questo obiettivo è invero raggiungibile pressoché con tutti i materiali da costruzione: cemento armato, acciaio, muratura armata, legno. Per gli edifici cosiddetti strategici (quali ospedali, centrali della Protezione civile e VVF, ad esempio) questo comportamento è previsto e prescritto dalla legge. Non così per altri edifici pubblici o quelli residenziali, dove, in base alla normativa sismica vigente, si progetta per evitare la perdita di vite umane ma non del patrimonio edilizio per sé. L’edificio non crolla, ma può danneggiarsi fino al punto da non essere più agibile in seguito al sisma.
Per tutti i materiali da costruzione l’aggravio dei costi per ottenere una tale prestazione strategica non è indifferente. È necessario infatti aumentare le dimensioni delle sezioni di pilastri e travi, l’armatura in acciaio, oppure ricorrere a sistemi di isolamento alla base.
C’è però una tecnologia costruttiva che fa eccezione: quella degli edifici realizzati in legno X-lam. Grazie ad essa, infatti, le dimensioni delle sezioni e il numero degli elementi meccanici di aggancio restano invariati rispetto al caso dell’edificio non strategico, mentre viene aumentato solo il numero di chiodi o di viti. Con un aggravio di spesa molto modesto.
La certezza di questa affermazione ha alla sua base il lavoro di ricerca - e la conseguente scoperta , perché si tratta proprio di scoperta, visto che prima non era neanche possibile immaginare un simile risultato –, portato avanti dal Cnr-Ivalsa negli anni scorsi (www.progettosofie.it). E in particolare gli studi che hanno condotto al test in scala reale sulla tavola vibrante più grande al mondo, in Giappone, nel 2007, di un edificio di 7 piani che ha resistito intatto a tutta una serie di terremoti applicati in due giorni di prove consecutive con intensità crescente fino agli 0,82g di accelerazione alla base del terremoto di Kobe del 1995 (7.3 gradi della scala Richter).
La ragione di tutto ciò sta nel fatto che il prodotto X-lam è un prodotto innovativo, recente, che non ha più i difetti del legno massiccio - pur mantenendone la leggerezza - e fornisce pannelli per solai e pareti resistenti e pressoché indeformabili allo stesso tempo. Inoltre, l’azione di cucitura diffusa lungo tutti i bordi dei pannelli sia verticali sia orizzontali, fornita da viti di ultima generazione, permette all’edificio in X-lam di mantenere la propria forma anche sotto la scossa più violenta. I pannelli oscillano, si spostano ma tornano sempre alla posizione iniziale.
Tale tecnologia è oggi disponibile anche in Italia e molti edifici sono già stati costruiti o sono in costruzione. Il costo di tali edifici sia per il residenziale sia per l’edilizia pubblica non è superiore a quello degli edifici tradizionali, anzi, a parità di prestazioni meccaniche e termo-fisiche, risulta decisamente competitivo. In aggiunta non si dimentichi che, dallo spiccato delle fondazioni - che devono essere sempre in cemento armato -, i tempi di esecuzione dell’opera sono drasticamente ridotti rispetto a quelli necessari per una costruzione tradizionale: i pannelli arrivano in cantiere pretagliati a misura con le aperture delle porte e delle finestre già pronte, per cui in pochissimi mesi l’edificio è terminato.

foto reuters

foto romano magrone